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Amore 18 maggio 2014 · lettura 2 min · 2746 letture

Una ballata di mare e d'amore

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Claudio Toccafondi 268 poesie pubblicate
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Il mare stamane pareva un lucido specchio d’argento immoto, come era il vento che tutto taceva sicché la spiaggia, vasta e vuota, nesssun segno recava di battigia. Nettamente tra loro divisi mare e terra non avevo mai visto; strana questa nuova apparenza mi colpì sì che immobile anch’io sono restato sotto il terso cielo ammirando il cangiare della luce che riflessa dall’acqua sembrava trasmutare da argento nell’oro – compiendo la arcana alchimia dagli umani da sempre cercata – e nell’oro scorrevo silente godendo dappieno dell’acqua la sensuale carezza, primordiali ricordi alla mente affiorando e nel cuore ancestrali pulsioni represse. A lungo in te immerso, mare così tanto amato ed ascoltato nei fremiti di soffici brezze e nel grido di libeccio e maestrale. Difficile era il ritorno difficile era lasciare il tuo abbraccio, mio mare, che da me distoglievi il pensiero di lei sulla spiaggia da lei che il mio viso vedeva come di caro fratello nel mentre nel cuore coltivavo i bei fiori della passione, a fasci legati con aspri sospiri e con lacrime calde. E cosa di te privo, mare infinito, mare dei miei sogni, avrei potuto fare di libertà furiosa; e tu cui io volgevo gli occhi appassionati e poi feriti a morte dal tuo sguardo affettuoso. Non era affetto solo il fine, tu sapevi e lo sapeva il mare sempre per me pronto e disposto. Come vi amavo. Ed ho tradito entrambi ricercando nuovo respiro e nuovi affanni. Forse ho sbagliato. Portare dentro l’opprimente segreto – tanti rimpianti. O mare, ora sei ben lontano e tu, mia amata che il mio amore ancora ricerca però senza quel sapore della speranza che marcò la vita, dove sei? Ho rivisto entrambi, quanto ahimé distanti, dalla mia strada ma sì viva è ancora in me la vostra traccia, e ben profonda, che prego il Sogno, vera mia esistenza, scissa da quella dei diuturni assilli, di recarmi con voi, mia giovinezza.
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L'autore
Claudio Toccafondi

Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo

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