Nebbia
Elena Poldan
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e poi narrarti meraviglie
aquiloni all'incontrario
nenie senza senso
e me che conto distratta grani di rosario
e mi perdo
ricomincio
ma mi stanco
e poi mi sommergo
di maree bianche
e mi spengo
mentre alitano venti
sul mio capo
che scompare
nella nebbia
e poi dirti dei saltimbanchi
che mi so inventare
mentre il giorno muore
e continuo a scontare
questa pena immortale
e m'aggrappo ai sogni
quelli soffici e leggeri
mentre continuo a ciondolare
in questo giro di parole
che mi sfiora e poi m'invade
mentre il tempo scorre
ed io mi lascio spogliare
©
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L'autore
Elena Poldan
Oltre i limiti del finito, oltre giorni preordinati, oltre orizzonti delimitati, c’è uno spazio sconfinato dove navigo alla ricerca di un senso che so già non troverò mai e il bello è proprio questo: è una ricerca senza fine, meravigliosa, che mi disancora da tutto e mi fa sentire libera e infinita. La mia sostanza è
Commenti (1)
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Azar Rudif4 giugno 2014
Non è parlare di quelli che si esternano, questo! E' un parlare a se stessi, ma rimanendo distratti verso un mondo che ci è ostile o estraneo. L'anima diventa paesaggio dei ricordi, delle invenzioni mentre maree, venti e nebbie sommergono tutto nello scorrere del tempo.

