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Amore 9 giugno 2014 · lettura 1 min · 2827 letture

Ci sarò

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Maria Carmela Dettori 66 43 poesie pubblicate
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Ci sarò, quando la tristezza più profonda adombrerà i tuoi occhi coglierò dalle stelle la polvere lucente e con le dita sfiorerò le palpebre tremanti, entrerò a piedi scalzi nell'angolo buio delle tue emozioni quando la malinconia si attarderà sulla tua fronte, e camminerai con me sul blu del mare ad ascoltare la voce dei gabbiani mentre volano in amore nelle ali del tramonto, aprirò le mie mani e ti donerò i ricordi, gli arcobaleni e la rugiada quando la solitudine offuscherà la fantasia, invocherò la luna e ti coprirò del mio profumo, ti immergerò nel liquido di miele per annegare ancora nel brivido dell'onda che frange sullo scoglio i suoi palpiti d'amore, nella quiete del mio seno cancellerai l'insonnia ed ogni impulso al pianto. Ci sarò ad ogni tuo richiamo, ad ogni flebile lamento, ad ogni desiderio che sia un anelito di pioggia nell'assetato campo.
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L'autore
Maria Carmela Dettori 66

Sono nata a Sassari e il mio rammarico è non averci vissuto abbastanza. Sono comunque felice di aver vissuto nel Campidano, il sud della Sardegna, dove ho tutti i ricordi di bambina e fanciulla. Ho ripreso da qualche mese la vecchia passione della poesia e dei racconti (fiabe sopratutto), messa un po' da parte per la f

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Commenti (2)

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Francesco Rossi9 giugno 2014

Un inno all'amore e alla disponibilità che compensa ulteriormente questo nobile sentimento

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Marco Della Fiore10 giugno 2014

Lievi e toccanti gli ultimi due versi. Passando però ad analizzare asetticamente il testo quei due versi non riscattano del tutto una composizione appesantita da immagini tipiche, di repertorio, sebbene sapientemente tessute e abbinate (la polvere delle stelle; palpebre tremanti; i piedi scalzi; malinconia che s'attarderà sulla fronte; gabbiani... ali del tramonto ecc.). Inoltre perché il verso breve e non un respiro più lento, elegiaco direi...? In questo modo gli aneliti amorosi e del donarsi risultano fiati rotti, macchinosi. Un sussurrare troppo perentorio... Poi, sono proprio versi? Che valore poetico aggiungono al testo? É un ricorso per poeticizzare quella che è in realtà una piacevole prosa d'amore? Mie dubbi e mie opinioni.