Epica intima
Irrompe il cavalìer,
con il biondo pennacchio
e dalla spada tesa,
contro il capro oscèn,
che gravida piene
le gorgoni vecchie
del monte.
Su quel monte vissuto
ha la mia anima a lungo,
e a lungo rimase
a compiacersi di quel
buio cielo di vermi
e fiori che luccican.
Ma dal totem si esce!
Si! vivi si esce a
cercar in pianura
una fonte che più luccica
e che più il cuore tocca
e lo inebria con rose
fresche che lontan dal pianto
(e non solo) ti sanno mettere.
E il capro oscèn più mai urlerà:
“ NIGTMERO ET TANATO SIMPRE UINTENNO!”
©
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