La ballata della donna di Daavid

Volerò con ali d'oro nella profonda notte,
quando nel silenzio delle ombre
s' ode soltanto il mio respiro -lento-
che s'accompagna al sonno
dei vecchi contadini.
L'unicorno bianco sarà il mio destriero
e per spade avrò i raggi delle stelle,
cavalcherò sino alla torre alta
dove il mio amore è prigioniero,
asciugherò il suo pianto e curerò le sue ferite,
placando i fremiti e i sussulti del suo ardore,
non potrò spezzare -ahimè- le sue catene,
forgiate col maleficio del dolore
di mille genti oppresse,
depredate di grano e miele
e sul patibolo assassinate senza condanna a morte.
Cavalcherò sino al Palazzo di Ossian il Torvo,
con passi di lupo guadagnerò le stanze,
mi celerò tra dame, ancelle e concubine,
con filtri e musiche sedurrò il Tiranno
-mentre il cuore sanguina stretto nelle mani di Daavìd-
e nell'istante ottenebrato dal piacere,
nudo come verme e inerme gli aprirò il petto
trafitto dall'ingordigia e dal suo ego maledetto,
giacerà tra i putrescenti olezzi dei rifiuti,
banchetto di corvi e d' avvoltoi,
mentre nei campi rinverdiranno spighe
e ognuno avrà le messi ed il suo pane.
Avrò le chiavi della torre dov'è sepolto il mio Daavìd
e finalmente spezzerò le sue catene.
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L'autore
Maria Carmela Dettori 66
Sono nata a Sassari e il mio rammarico è non averci vissuto abbastanza. Sono comunque felice di aver vissuto nel Campidano, il sud della Sardegna, dove ho tutti i ricordi di bambina e fanciulla. Ho ripreso da qualche mese la vecchia passione della poesia e dei racconti (fiabe sopratutto), messa un po' da parte per la f
Commenti (1)
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sergio garbellini14 giugno 2014
Un'ottima fantasia che mette in risalto lo stile di questa autrice dalla mano poetica, i suoi versi coinvolgono il lettore sino all'ultimo verso. Leggendo il testo si ha la sensazione di entrare a far parte dei personaggi tanto è convincente la sua forza di attrazione. Una lirica musicalmente apprezzata.