Io che morirei
D’amor che nulla volere d’indole pare,
a castighi fermi di volati piaceri
addusse giudizi a costernato odio
di strette mani a forti braccia mise.
A rimpianti memori d’alte mura forti,
difese pugni a scalar dolore e preghiere
s’arrese malandrino e cadde ricurvo
dall’esile giudizio e scaltre avvenenze.
Piazzato a spalle s’alzò tra scale di stille,
invocò il maledetto, d’urla d’orgoglio scese
d’affranto raccolse dita e raccolto crine,
a scempio e vergogna volle darsi fuga.
Sedette d’ansimo a pieno petto e soffiò,
ripiegò allo scellerato vaglio a ricorsi
da sterile gesto l’angoscia comprese
si ruppe in volto l’orrore d’un ghigno.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!