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Riflessioni 25 giugno 2014 · lettura 1 min · 1669 letture

La mia notte

Elena Poldan 512 poesie pubblicate
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forse a volte mi sarei aspettata il cielo e a sprazzi riflessi di luna ma cento rosari non bastano ad estinguere i vuoti quando la notte si schianta nella mia stanza e urla distratte di zanzare risuonano disfatte e allora indosso panni d'operaia e comincio a sanare ricostruire riparare per accorgermi poi di stare solo dentro a un sogno dai contorni sfocati che rantola ai margini dell'ennesimo risveglio a volte la notte mi chiude a chiave e resto prigioniera di parole sferzanti come lame mentre nuda in un ghetto di dispersione mi tramuto in sete senza soluzione é la mia spada bifronte che prende forma quando fuori il mondo dorme ed io mi ritrovo preda di punti di domanda ai confini d'un Tempo già concluso che m'ostino a voler resuscitare é la mia notte che s'adagia su un oceano di spine senza vele o nave alcuna per fuggire
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L'autore
Elena Poldan

Oltre i limiti del finito, oltre giorni preordinati, oltre orizzonti delimitati, c’è uno spazio sconfinato dove navigo alla ricerca di un senso che so già non troverò mai e il bello è proprio questo: è una ricerca senza fine, meravigliosa, che mi disancora da tutto e mi fa sentire libera e infinita. La mia sostanza è

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Commenti (4)

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Nadia Mazzocco25 giugno 2014

Questa poesia è stupenda anche nel suo dolore... i versi sono come lame lucenti, trafiggono la mente... si può toccare con mano tutta l'angoscia di queste notti nere e solitarie. Fortemente sentita, vicinissima al mio modo di sentire... Denota la grande capacità poetica di chi sa bene come arrivare al cuore del lettore.

Francesco Rossi25 giugno 2014

Il senso di vuoto viene messo in evidenza, precisa e puntuale la riflessione che racchiude in nemmeno cento rosari ... Poi vestire i panni di chi ricompone i pezzi ma tutto questo attraverso quel vuoto che la poetessa magistralmente verseggia.

Azar Rudif26 giugno 2014

La notte porta molti pensieri sulle ali del buio, ma quelle stesse ali potrebbero deformare la realtà ed ingigantire il senso dei pensieri. Tutto questo ci rende prigionieri e costruisce celle e sbarre che poi diventa difficile abbattere e la nostra sete di reale e di verità ci brucia l'anima. Spesso, troppo spesso, maledettamente spesso sono i ricordi ed il passato che tornano come giganti mostruosi che sembrano invincibili e che restano, sopratutto sconosciuti e muti alle nostre domande. Però, in disaccordo con gli ultimi versi, c'è sempre una veliero all'orizzonte. Basterebbe guardare. Versi che descrivono con immagini ben scelte per espressività e simbologia sapiente, uno stato di rabbia ed allo stesso tempo di smarrimento.

Stefano Drakul Canepa27 giugno 2014

la notte a volte sembra una prigione ed il buio un mare dove ci si può perdere . Poesia di grande impatto emotivo