Contagio
E' tutto un bel rimbalzo
il disagio e le sagge decisioni
incocchi la freccia
quella giusta
e la spari sulla faccia
muta del passante
al mattino, dicasi menzogna, o
buongiorno, quella freccia
non la spara un arco di trionfo
e poi cadi e ricadi frivolo
debole e cortese
indossi abiti consunti ma
saluti spesso
con quell'aria da borghese
e per quanto giusto o sbagliato
che sarà mai
tipo
le mani di Pilato
è un lavarsi la coscienza
schiarirsi le corde vocali
voler bene a tutti e tutto
non causare dispiaceri
è la routine
seicentesca consuetudine
in fondo il contagio
dalla croce alle pendici del Golgota
vuol bene sia agli appestati
che agli untori.
Ma io ho sognato Venezia
amici miei:
una gran pioggia fitta
e tutti i ratti a galla
le nozze rovinate per davvero
un saluto negato
la fuga dei cervelli
lo stupore e lo scompiglio
dei pensanti trasparenti
scarpe di cristallo
un cocchio fatato e poi
Caronte.
Abbiamo smesso di sognare...
ormai è tardi
riesco a sfiorare le anime
dannate per sempre
sono in viaggio
sorvolo
qualcosa di simile allo
scarico di un cesso europeo.
Ho una gran voglia di rimettere
e rimettermi in gioco
promettere di ripromettermi
di seppellire con un mesto inchino
sempre più poveri e silenziosi,
disgraziati,
i nostri "ciao".
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