Parole spente
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
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quale delusione si nasconde dietro parole che sembrano rimbalzare su un muro gi gomma? Quale dolore nel notare che non c'è reazione alcune e che quelle parole ancorché incendiare sembrano scivolare via prive di vita? L'ascolto, il dialogo sono fondamentali in ogni rapporto, di amicizia, d'amore, servono a comunicare i sentimenti o a scatenare reazioni, servono a scusarsi o a promettere, ma nulla si può quando il vento sembra portarle via senza che si siano posate, nemmeno per un istante, sul cuore. Poesia dolentissima eppure pervasa di profonda e malinconica bellezza, le metafore sono calzanti, avvolgenti, dolci.
