Ore di piombo
Ecco, il mare trascolora
in questo momento che il giorno
si fa incerto se cedere alla notte
e del dubbio si tinge il crepuscolo fatato
di mille sfumature: le più dolci,
le più severe e sempre nuove mostra.
E immutate in quest’ora le acque
si fanno spesse, come più oleose,
dipinte tutte qual colata di vetro
del colore del piombo appena è inciso.
Grigio chiaro, no oscuro, no, sabbiato,
canna di fucile, no, il colore è insieme
triste ed opaco ottuso, spento – eppure
forse un poco, talvolta, si, brillante,
ingannatore come quant’altri mai.
S’arrende il giorno e la Notte trascina
lungo e spesso il mantello suo di feltro:
non più colori e sfumature, il nero,
assenza d’ogni luce, si distende
e porta seco il fardello usuale
di cui cattivi sogni e visioni paurose
così come i sorrisi più sereni
dispensa al mondo. Ora di piombo,
quanto assomigli a un’arma
feroce, che nasconde i suoi bagliori,
che non taglia ma strappa, quanto pesa:
stendo una mano come te pesante,
metallo velenoso, e le risponde
una stretta ma troppo fredda e amara,
inanimata,
plumbea.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
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Francesco Rossi8 agosto 2014
La pesantazza delle parole unita a una visione della realta' pertinente. Una poesia di impatto.
