Squallida notte
Squallida notte, il freddo
umidore mi penetra
profondo come fossi pavimento crepato
sotto il peso raschiante
dell’incuria, meschina, e di
pioggia sozza
nata da cielo corrotto
ma lastricato di disprezzo inutile
di sognata grandezza
e catafratto di menzogne
subìte dallo spirito esausto
alpinista di verità ero,
diruto fatto poi nel precipizio
di stolida realtà intessuta
di ostentazione –
lacerazioni infette od ori
manipolati non muta
la vuotezza dell’atto – e pervio
ancora a falci sfavillanti
di sole smorto senza più calore
vado ragliando nella scempia schiera.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
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Alberto De Matteis5 ottobre 2014
Con versi molto incisivi ed intensi, il bravo autore, con un non velato pessimismo e tanta malinconia, entra nel proprio intimo come se fosse in una squallida notte che non debba mai aver fine... eppure, sempre e comunque, ad ogni notte, anche se tempestosa, succede un'alba chiara, premonitrice di speranza e fiducia.
