Paurosa notte
La notte cupa della mia esistenza
in cui tutti i pensieri disumani
nascono dall’impassibile e tremenda
solitudine, madre crudele
d’ogni peggiore reminiscenza, si popola
di fantasmi che chiedono vendette
ineseguibili, trasforma
ciascun atto sognato in un viluppo
di nere serpi, vipere striscianti
tese a instillare tormentoso tosco
nelle mie vene; sorge Paura e d’essere perduto a morire
ogni essere prende coscienza.
Ma nel vuoto più oscuro
una figura umana s’avvicina:
sei tu cui sempre gli occhi
rivolsi a nutrire il mio amore
mai nato e per questo
mai perduto. Sento la voce tua,
carezza ambita e mi sovviene quanta
dolcezza inesprimibile promana
da te e dal sognarti anche lontana
e dalle labbra tue, desiderate
e irraggiungibili, mia gioia
e mio tormento, nasce un canto di pace.
Vipere gonfie di veleno ascoltano
ammaliate il canto tuo placata
loro furia dalle liquide note
che scorrono oscurando
il chiarore lunare.
Ma le zanne affilate
al tacere della tua voce
melodiosa scattano sguainate
sgocciolanti il tossico fatale.
Ed è orribile svolgersi
di spire arrotolate come molle
a colpire la carne del cuore.
Dove sei? Dove è finito
il canto sedatore delle tue parole?
Contro la morte spaventosa stava
il mormorio sommesso,
poi canto a piena gola
che fluiva da te e che tu sola
conoscevi. Consumata è la notte
cui nessun giorno seguirà; il tuo silenzio
è il silenzio del mondo
amore mio impossibile e immortale
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
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