Verità intossicata
Vorrei masticare il grido
di rivolta che preme
la gola e gli occhi
gonfia, dilaniarlo, boccone
schifoso sputarlo
lontano
ma sempre altro urlo
incalzerebbe, occorre
digerire il bolo ingoiato
per castrarlo neonato
e celarlo agli sguardi
di ogni vivente.
Sorriderai? Sì, certo
e gusterò con fiotti di nausea
la morte di quel vero
che fertile gravida esistenza
farebbe a generare
lei – la verità – il mostro
cangiante
come mazzo di fiori.
appassiti... Intanto,
sudicia muta di lupi rognosi
ulula insulti alla luna.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
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Massimiliano Moresco19 ottobre 2014
Devo dire che è una poesia interessante. Potrei anche sbagliarmi ma percepisco una sorta di instabilità legata all'impossibilità di trovare una verità univoca e priva di sorprese. La percepisco insomma come una sorta di tradimento da parte di una verità rivelata oppure per via di una razionalità che non tutto riesce a risolvere, tanto meno il raggiungimento di qualsiasi verità. Mi è piaciuta.
