Milano malinconica

Era nella pioggia obliqua,
seguiva quella donna,
con lo sguardo dei palazzi,
era già una canzone,
senza artisti,
una terribile città,
il sole in singolar tenzone,
con la notte solitaria dei tassisti.
Era nelle scritte,
che recitavano Shakespeare,
a memoria,
ma la memoria è morta,
e non puoi ricordarti
quante volte ti ho uccisa,
spogliandoti della tristezza,
che segnava il tuo viso.
Così credevamo,
così cadevamo,
stupido ragazzo illuso,
sempre negli stessi solstizi,
il tempo è finito,
e cosa hai concluso?
Ma il tempo non ci conosceva,
ingannava gli altri pazzi,
che come noi,
temevano l’ira degli Dei bastardi,
era la nostra grecità innata,
il nostro mondo occidentale,
le nostre bugie occidentali.
Venderemo nostra madre,
ma l’abbiamo già venduta,
così come ogni parte buona,
dalla barba alla bellezza,
raggiunte dalla cancrena
della consapevolezza,
e quanto ancora ci divoreranno,
notti di fumo e ubriachezza.
E farei a botte,
se potessi poi toccarti,
con le stesse mani,
immacolate e zozze,
ridotte al silenzio,
ti ho perduta,
Milano malinconica,
Milano malinconica.
©
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Commenti (1)
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Francesco Rossi5 novembre 2014
In versi sciolti il poeta traccia quella melanconica milano che nel periodo autunnale e delle nebbie prende le sensibilità, poi magistralmente offre al lettore poetica d'Amore.
