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Riflessioni 9 novembre 2014 · lettura 1 min · 1030 letture

James

C
Claudio Toccafondi 268 poesie pubblicate
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Che ancora cerchi, spirito irrequieto, quali bellezze sconosciute brami ancora contemplare, quale nuovo destino aspetti, quale futuro turba, immaginato, i moti tuoi? Non vedi che l'involucro mortale in cui sei chiuso conta i giorni restanti, non senti come, giunta alla sua foce, la vita, già misero sostegno di tua immortalità, accelera il suo corso all'appressarsi del gradino da cui cadrà nel mare degi alti trapassati ove. indistinta larva, avrà memoria solo nel breve spazio del caduco ricordo d'altre vite brevemente incontrate. Placati dunque, prendi riposo, nessuno più ti vede né ti ascolta, ogni tuo palpito è soltanto oggetto di stupore e forse di pietà seppure non di sciocca ilarità. Lasciamo i sogni e gli sperati voli, viviamo ancora assieme quei momenti solitari, isolati, che concessi tuttora sono: destiamoci anzi l'alba, attendiamo il tramonto, rispecchiamo negli occhi d'un bambino il nostro volto, studiamo a tarda notte dei nostri grandi i loro versi immani, la musica immortale e lentamente dissolviamo noi stessi dentro l'ombra, nel nulla e nel silenzio pace avremo.
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Non sono riuscito a trovare nei miei files una conferma che questa poesia non sia stata pubblicata già (fermo restando che l'ho scritta io). Ove così fosse, avvertitemi e perdonatemi. CT

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L'autore
Claudio Toccafondi

Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo

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Commenti (1)

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Alberto De Matteis9 novembre 2014

Bellissima lirica con una toccante riflessione sulla vita che inesorabilmente va via. In essa c'è tutta l'anima che finalmente cerca un po' di riposo.