James
Che ancora cerchi,
spirito irrequieto,
quali bellezze sconosciute brami
ancora contemplare, quale
nuovo destino aspetti, quale
futuro turba, immaginato, i moti tuoi?
Non vedi che l'involucro mortale
in cui sei chiuso
conta i giorni restanti,
non senti come, giunta alla sua foce,
la vita, già misero sostegno
di tua immortalità,
accelera il suo corso all'appressarsi
del gradino da cui cadrà nel mare
degi alti trapassati
ove. indistinta larva, avrà memoria
solo nel breve spazio
del caduco ricordo d'altre vite
brevemente incontrate.
Placati dunque,
prendi riposo,
nessuno più ti vede né ti ascolta,
ogni tuo palpito è soltanto oggetto
di stupore e forse di pietà
seppure non di sciocca ilarità.
Lasciamo i sogni e gli sperati voli,
viviamo ancora assieme quei momenti
solitari, isolati, che concessi
tuttora sono: destiamoci anzi l'alba,
attendiamo il tramonto,
rispecchiamo negli occhi d'un bambino
il nostro volto,
studiamo a tarda notte
dei nostri grandi i loro versi immani,
la musica immortale e lentamente
dissolviamo noi stessi
dentro l'ombra,
nel nulla e nel silenzio
pace avremo.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
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Alberto De Matteis9 novembre 2014
Bellissima lirica con una toccante riflessione sulla vita che inesorabilmente va via. In essa c'è tutta l'anima che finalmente cerca un po' di riposo.
