Navigazione incerta
Sono impietrito,
dentro l’anima è entrato
il virus mortale
della sanchezza di vita.
I sogni,
i disegni
sono fogli di carta che
non hanno più mèta.
Un gorgo nel mare, aperto
nel lontano passato –
che soltanto in virtù
del poco equipaggio restato fedele
terminò in una rada
che credemmo sicura –
s’è riaperto con turbine folle.
E ricordo che al tempo,
accecato da un Dio
superbo, nell’ecatombe
sacrificale, a qualche divina potenza
non fu rivolto alcun prego.
Non attesa, come suole da sempre,
ma immancabile adesso
si leva vendetta,
adesso che morbi e vecchiezza
hanno tarpato il procedere
in altri luoghi ove forse trovare
del loto pietoso i fiori bizzarri
o dove scorra Letè, cui impetrare
la pietà dell’oblio,
scorgo solo una via lastricata di orrori
e il raccapriccio di muovere
qui gli ultimi passi,
mi gela la mente,
m’impietrisce ogni senso. ogni affetto.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
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Azar Rudif16 novembre 2014
Navigazione incerta, ma pur sempre navigazione. Quale che siano i mari o i venti, basta che si navighi ancora e sempre senza mai fermarsi anche se le vele sono lacere e senza governo. Virus, stanchezza di vita, terre dei lotofagi o Scilla e Cariddi ed altri luoghi da mitica Odissea, l'importante è riprendere sempre la via del mare o della vita che non cesserà mai di esistere.
