Guerra
Siamo seduti a parlare
...
...
pallottole di vita
attraversano il mio corpo
trasparente ronzando il vacuo
suono del nulla, chi mai provò la vertigine
folle di avere
sentito il suono del vuoto
queste parole sfuggenti
nascoste
sono la vita.
Sono modesti
imitatori del cieco aldilà che
noi
attende, vuoto,
con noi sarà più deserto
e il
rintocco fedele sarà come il lento gocciare
stento che risuona cupo in cava grotta circolare
d'onice e d'ametista
regno dei rumori perduti, senti?
kamarad ich liebe
der mauser but
instead we love the exquisite Enfield gun
perché no la
Beretta o il
Kalashnikov da da batiuska,
perdone,
esa es la guerra mundial? Es la primera o la segunda?
Pourquoi? Ce sont toutes
sottises, ces droles de guerres
es mejor toreo, a che ora
morì Garcia Lorca?
Certamente non alle cinque del pomeriggio;
è tardi ormai, si accendono le stelle
quale luce fatata esse gettano in terra?
E noi, cieche formiche
che usurpiamo il pianeta,
creato ad una specie eletta: di assassini?
o di professori
armati di colt python
di maestre munite di slippini e tacchi alti
di ragazzi suicidi dopo avere letto
Pascal e Sant’Agostino e poi?
a chi servì tua morte, dolce Saffo?
e tu chi amasti, Cleopatràs, Antonio
o Caio Giulio, od ancor più l’Egitto?
E tu Francesco come sopportasti
il tuo terzo suggello, per due anni?
Sono tornate in tavola le arance
e i mandarini spirano un profumo
che preannuncia il Natale. E intanto il fumo
di mille incendi più o meno dolosi
inquina l’aria e i piccoli neonati
muoiono di bronchite, Come va a Champagne
la vostra cantina, o voi potenti
del mondo, tertulia nutrita a caviale
e col Chateau d’Yquem svezzata presto.
A che serve la vita? Rinunciamo? Prego.
Ohé, scappiiamo? Se solo sapessi dove.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
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Sara Acireale26 novembre 2014
Scappiamo, ma dove? A inquinare e rendere invivibile un altro pianeta? Perché la guerra se è una cosa odiosa che miete vittime e lascia miserie? L'uomo è l'animale più strano del pianeta, uccide, ruba, inquina. È dentro di noi che dobbiamo lavorare, che dobbiamo capire la differenza tra orrore e bellezza, tra degrado e rinnovamento. Dobbiamo farlo, lo dobbiamo al pianeta e a noi stessi.
