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Ribellione 26 novembre 2014 · lettura 2 min · 1115 letture

Guerra

C
Claudio Toccafondi 268 poesie pubblicate
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Siamo seduti a parlare ... ... pallottole di vita attraversano il mio corpo trasparente ronzando il vacuo suono del nulla, chi mai provò la vertigine folle di avere sentito il suono del vuoto queste parole sfuggenti nascoste sono la vita. Sono modesti imitatori del cieco aldilà che noi attende, vuoto, con noi sarà più deserto e il rintocco fedele sarà come il lento gocciare stento che risuona cupo in cava grotta circolare d'onice e d'ametista regno dei rumori perduti, senti? kamarad ich liebe der mauser but instead we love the exquisite Enfield gun perché no la Beretta o il Kalashnikov da da batiuska, perdone, esa es la guerra mundial? Es la primera o la segunda? Pourquoi? Ce sont toutes sottises, ces droles de guerres es mejor toreo, a che ora morì Garcia Lorca? Certamente non alle cinque del pomeriggio; è tardi ormai, si accendono le stelle quale luce fatata esse gettano in terra? E noi, cieche formiche che usurpiamo il pianeta, creato ad una specie eletta: di assassini? o di professori armati di colt python di maestre munite di slippini e tacchi alti di ragazzi suicidi dopo avere letto Pascal e Sant’Agostino e poi? a chi servì tua morte, dolce Saffo? e tu chi amasti, Cleopatràs, Antonio o Caio Giulio, od ancor più l’Egitto? E tu Francesco come sopportasti il tuo terzo suggello, per due anni? Sono tornate in tavola le arance e i mandarini spirano un profumo che preannuncia il Natale. E intanto il fumo di mille incendi più o meno dolosi inquina l’aria e i piccoli neonati muoiono di bronchite, Come va a Champagne la vostra cantina, o voi potenti del mondo, tertulia nutrita a caviale e col Chateau d’Yquem svezzata presto. A che serve la vita? Rinunciamo? Prego. Ohé, scappiiamo? Se solo sapessi dove.
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L'autore
Claudio Toccafondi

Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo

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Commenti (1)

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Sara Acireale26 novembre 2014

Scappiamo, ma dove? A inquinare e rendere invivibile un altro pianeta? Perché la guerra se è una cosa odiosa che miete vittime e lascia miserie? L'uomo è l'animale più strano del pianeta, uccide, ruba, inquina. È dentro di noi che dobbiamo lavorare, che dobbiamo capire la differenza tra orrore e bellezza, tra degrado e rinnovamento. Dobbiamo farlo, lo dobbiamo al pianeta e a noi stessi.