Dei miei versi (poesia?) al lettore distratto, a me stesso che scrivo
Gesuino Curreli
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Ma non comprenderai del mio delirio
il travaglio sincero ed il mistero
se ami solo te, se il tuo pensiero
non s' innamora dell'abbecedario.
Del semplice che regge i nostri passi,
dell'aria che ci incarta come i pesci
rapiti all'acqua, se tu non riesci
ad amare la terra, l'erba e i sassi.
Ma non comprenderai cos' é l'amore
se non intendi ed ami della donna
la cosa che ti manca e ti condanna
a sere solitarie senza odore.
Nei ripetuti appunti di stupore
non leggerai che rime stanche e uguali
se non capisci i margini abituali
che disegnano i lampi dell'umore.
Amo l'amore e quanto mi sovrasta,
l'immaginario immenso e il mutamento
di rotta per l'improvvido momento
che cambierà la meta scelta apposta.
Di questo sconfinato sentimento
so quasi nulla e dondolo incosciente
sull'altalena del mio poco o niente
per cui perdo la strada e mi lamento.
L' incompreso mi affascina e lo sento
se pure il suo profondo mi devasta,
la paura mi vince e mi contrasta
e cercando riparo giaccio spento.
Però mi son convinto che nel canto
c'è l'anima che vive, piange e freme,
che l'esistenza tiene in grembo il seme
e avrà i germogli dentro il camposanto.
©
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L'autore
Gesuino Curreli
Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....
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