Sassi
Sassi, duri spietati
attendonno il mio riposo
per tormentare ancora
questa carne malata
sofferente e pestata
da piedi innumerevoli
quale una marcia di popoli
dispersi che ciechi divagano
dalla campagna ai monti
avevo tal clamore di richieste’
di erba solinga, nata
nel deserto e smozzicata
dai piedi di camelli chiassosi,
dai pastori soffocati
dai mantelli lanosi da sempre crepati
dalla sozzura di secoli asserviti
al calore e alla noia
prima che servi rendessero
gli abitanti dei luoghi
disabitati cinici e selvaggi
predoni colorati e silenti:
essi parlano a grida
a lungo risonanti quali
cachinni di sciacalli
a caccia di vipere e carogne,
mentre l’erba solinga stentata
cresceva nella terra mia
dai duri sassi che
mano pietosa porrà sul mio corpo,
pur fragile difesa
dallo sciacallo in caccia.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
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Cuccu Anna Maria5 dicembre 2014
Lirica sofferta dove i sassi acuminati feriscono durante il cammino non solo il corpo ma anche il cuore e l'anima dolenti. Molto intensa e profonda. Apprezzatissima.
