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Amore 31 dicembre 2014 · lettura 1 min · 6616 letture

La neve dell’87

Francesco Falconetti 237 poesie pubblicate
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Piovevano lacrime di ghiaccio nell’aprile dell’ottantasette e la timida primavera nascondeva le rondini tramortite da quell’assurda persistenza (fatta di neve). Era il tripudio delle strane circostanze, di noi che neanche ci conoscevamo poi che attendemmo mai sapendo poi quell’inutile così prossima estate che seppelliva le illusioni di chi un po’ già moriva su quelle fragili lettere che non avresti letto - sai? - così lontane che quasi non le ricordo più, ormai.
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L'autore
Francesco Falconetti

A volte, così docile, mi lascio cullare. Questo mutevole vento (che talvolta ritorna), mi trasporta, così lontano.

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Commenti (2)

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nemesiel21 gennaio 2015

Toccante. Questo l'aggettivo che arriva per primo alla mente. Toccante perché i versi si fanno esperienza comune, trascinando emozioni condivise di un bagaglio umano... E' cosi fragilmente umana, così intensa e viva la sensazione che ne scaturisce alla lettura che sembra stridere con l'affermazione del verso finale.

carla vercelli26 gennaio 2015

Interessante, altamente poetico, l'uso delle frasi lasciate a metà, come una serie di domande sul destino di un amore che non ha avuto esito felice ed è sepolto tra i ricordi dell'autore. Profondamente piaciute, molto musicali, anche le ripetizioni dei "mai", dei "poi", degli "ormai"... che accentuano le suggestioni dell''arrendersi stanco ad un destino avverso sotto quella nevicata invece indimenticabile di quell'anno. Molto bella ed apprezzata.