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Introspezione 1 gennaio 2015 · lettura 1 min · 1369 letture

Gradini

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Claudio Toccafondi 268 poesie pubblicate
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Gradini, ad ogni passo maggiormente dolenti. Si avvera la tremenda dannazione. Ti ricordo quando tremante d’ira spezzavi quel legame indissolubile che serra labbra e voce a tutti contro i propri nati e a questi contro gli avi. Io trascesi. Soltanto mia è la colpa. Dure parole, ignare di rispetto e d’amore, in difesa di chi solo di biasimo meritava pensieri. Non ci fu tempo o modo poi nel tempo che seguì, ché malattia e poi morte per sempre ne divisero. Di giorno in giorno il tempo consumava anche il ricordo eppure nel profondo del cuore restava un dolore aspro, infinito, come una pulsazione ancestrale che adesso si è chiarita. Erano, sono, i passi inesorabili dell’Erinni che aspetta il di’ finale per portarmi all’inferno: è giusto, Madre.
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L'autore
Claudio Toccafondi

Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo

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Commenti (2)

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Alberto De Matteis1 gennaio 2015

Non ci fu tempo o modo, perché malattia e morte ne divisero. Parole sofferte che, però, esprimono, a mio avviso, un sentimento sincero di riscatto. E, per questo, ritengo che ci sia sempre tempo.

Annamaria Barone10 gennaio 2015

è un urlo imploso, dirompente e squassante, si legge e tutto il rimpianto, tutto il dolore, esplode in parole magnifiche, in poesia struggente eppure potente. Forse non è più tempo, questo della vita, forse sarà la morte la chiave del ricongiungimento. Sublime