Amore
Le bottiglie vuote e le stelle di carta sull'asfalto: “Tempo che passa”
ti festeggio! Maledetto un’altra volta, “gettato progetto” quale sono.
Estìa con il velato capo, sorella vergine, ultima dea,
mortale, non come me col gioco di aliossi, crepundia tra le mani,
per far baldoria alla distanza dal distacco, all’approssimarsi dell'incontro.
Sarò l’ultimo testimone all’alba, complice opaco della luce,
lenone immaturo delle parole infette, tradotte a mala pena con i gesti.
Ma chi mi capirà, oltre alla mente che si determina incapace a farne abuso?
I ragni, dentro il muschio, aspettavano il calesse. Se meritevoli,
il re del verbo inverso, li avrebbe trasformati in muli con una gamba
sola, atti al trasporto d’angeli ad un’ala. Ma riconosco a dio
la buona volontà, quasi il coraggio, d’avermici portato, al tema
dell’amore, di essersi spacciato per creatore di tale sentimento.
Sarebbe come dire ho fatto l’uomo, e quindi il genio, ed il poeta;
la sua coscienza, la sua passione. Sarebbe come dire ci sono
sassi tra le pietre, è inutile distinguere. E io, che sono coccio, contraddico.
L’Amore è mio, dell’Uomo, non è la legge avara dell’accoppiamento,
non è il brivido di un muscolo, non è stagione dell’innamoramento;
è l’energia perpetua a bruciare dentro l’Anima, è la punta dello
Spirito, è la voglia della vita pretesa per amare, è vivere e morire,
rinascere e tornare, confondere le mani nella terra della stessa buca,
nella seta della stessa culla, nel colore dello stesso immenso quando
gli angeli trovano la via e discendono, traditi dal fruscio,
e bisbigliano, come scolari in ansia, il nome tuo, che è mio per sempre:
Amore.
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