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Impressioni 24 gennaio 2015 · lettura 1 min · 1508 letture

Tempesta

Elena Poldan 512 poesie pubblicate
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investita da folate sferzanti discese le tenebre sull'anima buia divenuto deserto tutt'intorno m'appello a tutte le mie risorse e avvinghiata ad un appiglio rimasto -dentro me stessa- in mezzo ad una tempesta che speravo dimenticata che tira dentro tutto ben salda resisto anche se annaspo fra marosi impetuosi sommersa e riemersa tante volte quanto i concentrici anelli d'una giostra senza fermate è freddo fa male ma rimango alla vita sospesa mentre un posto migliore m'appresto a cercare il sorriso mi han rapito un'aquila me lo rubato lasciandomi sola dietro sbarre arruginite fradicia sotto pioggia grigia pesante di notte fra tenebre e paura sola in questa strada senza nome che stride e scortica la mia anima che piange e si dimena come falena alla ricerca d'una fuga
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L'autore
Elena Poldan

Oltre i limiti del finito, oltre giorni preordinati, oltre orizzonti delimitati, c’è uno spazio sconfinato dove navigo alla ricerca di un senso che so già non troverò mai e il bello è proprio questo: è una ricerca senza fine, meravigliosa, che mi disancora da tutto e mi fa sentire libera e infinita. La mia sostanza è

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Commenti (1)

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Azar Rudif24 gennaio 2015

Prima strofa con le sensazioni di un naufrago che cerca in ogni modo di restare a galla. Seconda: il naufrago ha trovato un appiglio e spera nelle correnti che lo portino verso una spiaggia. La terza è la spiegazione introspettiva del naufragio che diventa, invece, la reale sensazione di essere in una strada buia e senza uscite. Una descrizione (introspettiva) di quella sensazione di smarrimento che ci fa perdere la direzione del nostro cammino e crediamo di essere in una strada dove tutto è sconnesso, sconosciuto e distante ed il pericolo è dietro ogni porta ed ogni angolo. L'uso dei termini e delle immagini è sempre molto forte e sentito, in questo autore che addensa tutto in metafore e simboli (l'aquila) di grande impatto.