Cuore infranto
Al cor mio reco danno di beato mirar,
addussi ancor l’amata oramai ita
di novella alcuna bramo e attendo
di passate lune e spogli rami.
Or mi accoro a cambiar d’indole lieto,
e rimembro d’altalene di sorrisi e smorfie
a capo chino libero rughe e stille
d’amor perduto ego io reo e stolto.
M’avvalsi il dubbio tronfio e protetto,
laico destino avulso d’imprevisto affanno
m’accorsi tardi del beffardo gesto
esanime istante e sterili abbracci.
Tuttavia di me resto solo e affranto,
del perdono non rientro di aperte ferite
mi pongo e dolgo di sospiri a giunte mani
e attendo che notte mi colga.
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Commenti (1)
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Filippo Salvatore Ganci8 luglio 2007
Ottima poesia. lessico classico. buona tecnica poetica. Il lettore riesce a cogliere l'emozioni ben descritte!
