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Sociale 10 luglio 2007 · lettura 1 min · 966 letture

L’ubriaco

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Michelangelo 83 poesie pubblicate
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M’appago di stenti e irriverente cado, m’elevo ma stolto crollo d’una volta pronto, cerco e m’alzo retto, favore trovo di fiasco ingollo, tendo mani, il mondo fermo. Di questo giro attorno tento e invano cammino a passi, stento e lento m’avvio, paglia e vetro, disseto di nettare e rimembro a curar di barba e malandata chioma quieto. Or giungo e salvo, di terga poso d’una panca colmo a giornali a riparo da bui e dolori, d’ebbrezza lascio seppur nel dormo ma stretto stringo d’ampolla. il collo. A gocci verso, come una fiaba, di sorsi lavoro che mi scorti e di nenia suoni, di cantilena come una madre nel viso porti risi e moine, perché al ridesto possa il sole, di sbadiglio, lietarmi.
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