Senza essere ragioniere di me
In estasi del mare
ho contato le onde
Persa per ore
In domande retoriche
in risposte dubbiose
con l'ansia della bassa marea
Ho compresso ciò che erutta nell'anima
ferita da calcoli di funzioni razionali
Senza riflesso di maschere
ho bramato l'eterna bellezza
cieca della mia assenza nell’andirivieni di emozioni abbacinanti
Moto perpetuo in quel mare ventre di infinito
e l’orizzonte vorace di desideri
ignaro di chi non sa fare poesia
E' stata utopia del vivere
impermeabile di un futuro fallace
recipiente di un passato arido nei ricordi sbiaditi
L’anima si è infranta contro gli scogli
incapace di tornare indietro
Sorda anche dell'eco della mia voce
ho contato le onde senza essere ragioniere di me
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Commenti (1)
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Francesco Rossi22 febbraio 2015
Profonda intimità in questa poesia dove il mare detta ispirazione.
