Fervidamente astratto
Alessandro Labriola
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Violando le atroci catacombe del mio amore
e dissacrando i miei castelli di fango
ho ritrovato giorni di solitudine,
sorrisi taglienti con ammiccanti promesse
amar qualcuno che è già amato
è come affidarsi al mare nero
ci fa deviare giù per i pendii della follia
- a spirale verso il declino della nostra arroganza
così pura, così ingenua
forse
sono stato solo un arlecchino sornione
ed ho lavato il cerone con rimpianti smeraldo
con le accuse - qualsiasi sia stato il gioco
è stato solo un monologo
che ha svelato scostante ingenuità
e maledice l'attimo
in cui abbiamo osato sperare
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (1)
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Elena Poldan9 marzo 2015
Due volte ricorre la parola "ingenuitá" in iun bellissimo delirio che sconfina, dipingendo un fantastico scenario di parole appese ad un frustrante desiderio.

