Cordata
Un vuoto abisso s’apre sotto i piedi;
pochi chiodi mal messi, vecchi, stanchi
reggono il corpo sfinito nel tratto
finale del cammino. Quando ho preso
questa via solitaria m’ero illuso
che la cordata avrebbe sostenuto
il peso della dura ascensïone,
lunga e difficile, iniziata inoltre
non nel fiore degli anni: confidavo
che il compagno provasse il desiderio,
come me, di compiere un’impresa
che compensasse tutte le sconfitte
già provate, per colpa nostra o d’altri,
ciò non rileva, dimostrando quindi
la nostra valentìa. Così partimmo:
serra la rossa. fammi sicurezza;
lascia la gialla, provo ad avanzare...
Si procedeva. Serra rossaa e gialla...
oh, dico, serra! Nel silenzio fitto
le corde dondolanti, lasche, sono
segnale di pericolo. Ad un chiodo
m’àncoro e m’affaccio sul dirupo.
Lontano corre il mio compagno e scende
verso valle: laggiù lampeggia al sole
la piccozza da lui abbandonata.
chi può dire il profondo malessere,
la rabbia che t’annebbia cuore e mente,
i pensieri più foschi, di vendetta –
sì, pure questi, che assillano la mente –
e poi la pena, la fatica doppia,
le lacrime inghiottite una ad una,
il coraggio in frantumi, poi raccolto,
le preghiere indistinte e il voto infine:
vado da solo, e che m’aiuti Iddio.
Poi, quando sfinimento che distrugge
di volontà ogni resto ebbe compiuto
l’opera sua, m’accorsi che il consesso
umano non pensava più a me
e che restava solo l’infinito
silenzio sovrumano delle vette,
il sottile ronzio di un mondo vuoto,
restai gelato tra il gelo disumano
che avrebbe accompagnato la mia essenza
fino al disfacimento: e così sia.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (2)
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e
emiliapoesie392 aprile 2015
profonda ed intima riflessione che ci porta a vedere il mondo con altri occhi, con distacco dalle cose fin troppo materiali, ma prendere atto di cose essenziali. grande spiritualità, ottimo lavoro.
rosanna gazzaniga2 aprile 2015
E si può vivere ancora anche dopo le perdite più crudeli, i rimorsi, e la vetta ancora più lontana... una poesia che riversa l'amarezza di un cuore in versi toccanti e sconsolati.
