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Riflessioni 9 aprile 2015 · lettura 2 min · 1131 letture

Guerra

C
Claudio Toccafondi 268 poesie pubblicate
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Mentre siamo seduti a parlare pallottole di vita attraversano il mio corpo trasparente ronzando il vacuo suono del nulla, chi mai provò la vertigine folle di avere sentito il suono del vuoto queste parole sfuggenti nascoste sono la vita. Son modesti imitatori del cieco aldilà che noi attende vuoto con noi sarà più deserto e il rintocco fedele sarà come il lento gocciare stento che risuona cupo in cava grotta circolare. Plaf o plon o plach plack kamerad ich liebe die mauser but instead we love the exquisite Enfield gun perché no la Beretta o. da!, il Kalashnikov, bovarismo inutile, perdone,, està aquì la guerra mundial? Es la primiera or tambien la segunda? Pourquoi? Ce sont rien que de conneries, ces drôles de guerres, e la corrida, a che ora morì Garcia Lorca? Certamente non a las cinco de la tarde, è tardi ormai, si accendono le stelle quale luce fatata esse gettano in terra? E noi, cieche formiche che usurpiamo il pianeta, creato ad una specie eletta (di assassini?) o di professori armati di colt pyton di maestre munite di slippini e tacchi alti di ragazzi suicidi dopo avere letto Pascal e Sant’Agostino e poi? A chi servì tua morte, dolce Saffo? E tu chi amasti, Cleopatràs, Antonio o Caio Giulio, od ancor più l’Egitto? E tu Francesco come sopportasti il tuo terzo suggello, per due anni? Sono tornate in tavola le arance e i mandarini spirano un profumo che preannuncia il Natale. E intanto il fumo di mille incendi più o meno dolosi inquina l’aria e i piccoli neonati muoiono di bronchite. Come va a champagne la vostra cantina, o voi potenti del mondo, tertulia nutrita a caviale e con rarissimi cibi svezzata presto. A che serve la vita? Rinunciamo? Prego: ohé, scapuma? Se solo sapessi dove.
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L'autore
Claudio Toccafondi

Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo

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Commenti (2)

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rosanna gazzaniga9 aprile 2015

Un'opera di incredibile intensità...pallottole di vita che attraversano il vacuo corpo. Il silenzio cupo nella caverna di una umanità perduta che parla mille lingue senza mai ascoltarsi, che si smarrisce nel buio di un benessere per pochi eletti. La chiusa è travolgente, amara e ironica, in dialetto oserei dire lombardo... ohè scapuma? se solo sapessi dove.

Annamaria Barone13 aprile 2015

un affresco di vita che non lascia speranza, oh se solo sapessimo dove andare, dove? E perché non qui, con tutte le imperfezioni, la rabbia di guardar potenti nutriti a caviale mentre i più fanno la fame, le guerre che si alternano ai disastri. La razza eletta che gratifica il dono... perché non qui, a riempire il mare insanguinato e sporco di una goccia, la prima, di una lacrima pura