Non chiamarmi
Gesuino Curreli
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Lascia che ascolti il canto della luna
o il grido della timida civetta
nascosta nella crepa dove svetta
la prima stella quando l’ aria imbruna.
Non chiamarmi nell’ ora della notte,
non togliermi agli umori dei bisbigli
che frusciano in arcani nascondigli
d’ incomprese espressioni dolci e rotte.
Canti fuggiti al sole e ai suoi bagliori
e riparati al lume delle stelle
dentro l’oscurità di un dio ribelle
che volle dentro sé i perduti amori.
Non chiamarmi se canta il barbagianni,
voglio capire il suo singhiozzo roco,
né se piange l’assiolo dentro il fuoco
delle notti d’estate, ché m’ inganni,
e perderei il mistero con cui gioco.
Dopo i sibili e gli strepiti del vento,
i versi lunghi e brevi sparsi a tratti
dentro la vastità che accoglie i ratti
la voce tua parrebbe uno sgomento.
Non prima che abbia fine l’argomento,
il sereno richiamo a note chiare
delle voci che sanno anche parlare
alle stelle che stanno in firmamento.
Non chiamarmi, regalami il silenzio
che offri con devota discrezione
quando intuisci ed hai la percezione
dell’amore che sento e non pronunzio.
©
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L'autore
Gesuino Curreli
Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....
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