Nascita di un burattino
Emanuele Strada
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E' dentro ad un ciocco di legno,
dove si annida il mistero
di una nuova vita inattesa
di un ligneo ardore sincero.
Striate vene fibrose
accolgono i miei pensieri
di pino il cranio pensoso
di cirmolo i tratti leggeri.
E' compito della lama affilata
sottrarre le forme al volume
come sa il carpentiere ebanista
con la sua arte ed il suo acume.
Sgorbie, colle e morsetti
andranno a imbastir l'espressione
d'amor sciocchina o furbetta,
oppur da Dottor Balanzone.
Cosi sono nate le orecchie,
il naso, la fronte la bocca
all'apice della crazione
m'aprirono come un'albicocca.
Tolsero il peso superfluo
che ormai tutti noi ci portiamo
è un semplice gesto perverso,
per far liberar chi noi siamo.
E sarà dunque una raspa
che andrà a levigar nel finale;
a dire dei giochi:"Ora basta,
è vivo, può quasi parlare".
Così, dal tavolo osservo
crearmi le mani e il vestito,
poi gira la testa e rigira
con l'anima di un solo dito.
Ringrazio ancor quella mano
mio perno di sangue e di ossa,
qui voglio urlarlo a voi tutti
e bramo l'antica riscossa.
Sentendomi ora completo
reale metafora capovolta,
si apre il sipario alla vita
e nascon sorrisi,
da una mia giravolta.
©
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L'autore
Emanuele Strada
Seme contrario alla terra sopravvissuto alla mietitura degli amori sarò pianta robusta nella piantagione del mio nutrimento si prega di lasciare libero il passaggio da nuvole tempestose e cirri di sbadigli da oggi mi nutro di puro sole.
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