Capirsi
Tu che passi per via, sembri una rosa
non dalla serra nata ma da siepe,
catafratta di aculei dolorosi
da cui secreto s’è tossico umore
urente al tocco e vaporante nebbie
mortali di furori germinati
dall’iraconda incomprensione e pure
da ricordi lasciati ad appassire,
da parole ormai sorde, senza senso
alcuno, senza chi volesse un poco
rinfrescare lor senso, ricordare
quando e perché son state pronunciate,
qual era allora tra di noi lor vero
significato: hai fatto tardi! l’uno
diceva ma capiva l’altro invece
mi sei mancata tanto, come stai?
Qual è il momento orribile, fatale
in cui perdiamo la capacità
d’intendere parole dentro il tepido
mormorio della notte, o in mezzo a lampi
di furente uragano, quando il sibilo
del vento che ci assorda non finisce
mai? Qual Angelo indignato ci privò
del giardino odoroso da noi stessi
curato dolcemente? Verrà ancora
l’Eden nel quale ogni creatura è intesa
ed intendente? Maomaomao, gattone
bello, che dici? non capisco... amore...
dov’è nascosta, non ti vedo... senti...
dove sta quella rosa... non ricordi?
solo il sordo ronzio terrificante
del silenzio opprimente s’ode (ode?)
...-... ...-... ...-... ...
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
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