Fiori al Padre

non incise sul tuo profilo camuso l’ombra grigia della mia mutilazione
allorché mi avvinghiai come un uccello al nido
bagnando col tuo sudore l’angustia accosciata di un mattino
(perpetuato canto di angeli malvagi)
non battesti ciglio mentre ti chiesi di farmi godere
mentre ripresi in mano il filo e ritornai dentro quella stanza
porsi un ventre di cristalli e a te... il mio bacino oscuro
ma tu non sentisti il mio freddo secco
faceva così caldo allora ed ero colpevolmente bella
con la corona bianca delle rose
-fui malvagia quando le donai al Padre-
te lo chiesi, non ascoltasti
mi copristi gli occhi riducendo a un latrato l’ardore
ingrigendo nel mio ringraziamento
ho sfiorato, ho toccato, ho tentato ma resto sterile di vita, macilenta
aerata sostanza di una punizione, irriducibile
corpo
senza pace
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Garbo
"Sedetti. Per essere assolto dovevo difendermi. Ma cosa vuol dire defendersi? E' la storia degli uomini, dei Lupi, dei petali. Ogni tanto giacciono nel colore dell'abbandono"Cit "Ti somiglio, sempre di più, mentre passo dagli specchi ,tra gli specchi e l'esistenza è riflessa da quelle superfici. Ti somiglio.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!
