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Riflessioni 4 maggio 2015 · lettura 2 min · 1148 letture

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Claudio Toccafondi 268 poesie pubblicate
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Che sorrisi, ormai più. Lacrime dure, acide, lente, faticate una ad una e poi lo squarcio dei singhiozzi spezzati, trattenuti, soffocati, in un ultimo rantolo di dignità. Ma ci saranno altre urla senza più pudicizia, L’ultima – poca – fu spesa e non fu rilevata. Ecco che sul quadrante. del contatore Geiger dell’orgoglio le ronzanti lancette sono a zero allor che questo è stato infine strozzato, il pudore stuprato dalle urla di dolore estremo che solitudine promette: quando insieme staremo, vedrai. Sii pronto. Lo squallore d’un’anima esulcerata che niente chiese al mondo, al cielo, a te, per te sola per te è dispersa in fiumi semighiacciati dove i sudici lastroni di ghiaccio fanno posto per l’immondizia . tanta - da portare a valle E al graveolente carico che goccia bava di bocca ormai disseccata sangue rappreso di ferita sciocca, inutile pallottola ti segnò la via. E quando tutto è perso, anche la voglia di vincere s’è fatta ottuso ingombro di una vita ottusa, quando ogni atto di carità e d’amore ormai ripugna e solo contemplare la miseria e lo spasmo della tua tristezza desolata sembra cosa giusta carico di stracci sarai visto trascinare la faccia a terra, come nuovo gioco d’obbrobrio alla ricerca di un dolore nuovo che tormenta e assilla tutta l’intera durata di ogni giorno e fa se pur orrenda compagnia.
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L'autore
Claudio Toccafondi

Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo

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Commenti (1)

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rosanna gazzaniga8 maggio 2015

Una solitudine feroce quella descritta in versi profondi che ne fanno risaltare la carezza indecente...