Solo
Che sorrisi, ormai più.
Lacrime dure, acide, lente,
faticate una ad una e poi
lo squarcio dei singhiozzi
spezzati, trattenuti, soffocati,
in un ultimo rantolo
di dignità. Ma ci saranno altre urla
senza più pudicizia, L’ultima – poca – fu spesa
e non fu rilevata. Ecco che sul quadrante.
del contatore Geiger dell’orgoglio
le ronzanti lancette sono a zero
allor che questo è stato infine
strozzato, il pudore stuprato
dalle urla di dolore estremo
che solitudine promette:
quando insieme
staremo, vedrai. Sii pronto.
Lo squallore d’un’anima esulcerata
che niente chiese al mondo, al cielo, a te, per te
sola per te è dispersa in fiumi
semighiacciati dove i sudici lastroni
di ghiaccio fanno posto
per l’immondizia . tanta - da portare a valle
E al graveolente carico che goccia
bava di bocca ormai disseccata
sangue rappreso di ferita sciocca,
inutile pallottola ti segnò la via.
E quando tutto è perso,
anche la voglia di vincere s’è fatta
ottuso ingombro di una vita ottusa,
quando ogni atto di carità e d’amore
ormai ripugna e solo contemplare
la miseria e lo spasmo della tua tristezza
desolata sembra cosa giusta
carico di stracci sarai visto trascinare
la faccia a terra, come nuovo gioco
d’obbrobrio alla ricerca
di un dolore nuovo che tormenta e assilla
tutta l’intera durata di ogni giorno
e fa se pur orrenda
compagnia.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
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rosanna gazzaniga8 maggio 2015
Una solitudine feroce quella descritta in versi profondi che ne fanno risaltare la carezza indecente...
