La Coscienza
Mi parli.
Induci e sospingi
a valutare la vita
e a dare un taglio netto
a quel gioco maledetto,
in cui la ruota della fortuna
gira sempre e sola da una parte.
Cogli le mie amarezze
e dici che vedo non da quella giusta,
eh, già! Sei la coscienza,
ingegno del buon Dio
quando a soffrire e ad aver pazienza
sono sempre io,
che... se potessi prendere il tuo posto
per vedere se fai quel filosofo di carta
che si strappa nelle ipotetiche soluzioni
che tu stesso proponi,
sarei cinico e senza ritegno.
Magari piangi e cadi anche tu
sconfitto dalle stesse mie delusioni,
ma tu sei la coscienza, quella pulita,
mentre io lo sporco
che deve chiedere perdono
all'infinito.
Cosa ne sai di come si soffre
e di come ci si riduce quando non hai niente di niente...
coscienza di sale e sabbia
che scivola e si frantuma dentro la ragione
come la rabbia di spuma di onde del mare
sconfitte dalla stessa forza cui sono partiti.
Ricomponi i sentimenti avvolgendoli
dentro la nebbia dei pentimenti,
per nasconderla dall'afflizione,
proponendomi il bene,
unica soluzione per piantarmi il tuo seme
della coerenza.
Cara coscienza...
tu non vivi dentro il mio male
e la concupiscenza di chi mi vuole
nel mare ad annaspare...
siamo fatti diversi,
e persino a venire al mondo,
io, devo uscire dal ventre di donna
e tu, divinamente senza nessun inganno.
Potessi scambiare il ruolo,
mi piacerebbe vederti navigare,
piangere e frignare
o spiaccicarti al suolo
mentre ti consiglio di non farti mai catturare in volo
da quel rapace maledetto
che si nutre dell'altrui morte.
Coscienza che resisti a stare dentro il mio vestito,
e me ne chiedo il senso,
del perché devo passare per il fuoco
mentre tu rimani casto come un gioco perverso
e sai che non è giusto.
Ti sei mai chiesto
se bruciare un albero dal busto
non brucia anche contrasto
dello stare insieme?
Senza il mio pianto a chi parleresti?
Tu esisti, perché esisto io
e senza di me,
non ci sarebbe ragione della tua esistenza.
Entrambi, veniamo dalla stessa evidenza.
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L'autore
Andrea Iaia
Nasco a Taranto il 21/01/1955 e già da ragazzo cominciai a scrivere tutto quello che mi passava per la mente. Non avendo un diario personale, lo facevo su un quaderno di scuola. Un amico di famiglia mi fece innmorare della poesia, dopo che vinse un premio letterario sul papa, e quindi, mi aiutò alle prime nozioni di me
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