Nella stanza
Hai aperto la finestra e fatto entrare il sole
nella stanza che ci ha visto far l'amore
tra pareti nude che hanno assorbito
frasi appese al filo di labbra,
vinte dai morsi di quella voglia
che ogni tanto ci prende.
E ora cambi le lenzuola
che ci han visti intrecciati
al suono di spasmi,
giocare a comporre con dita
origàmi di pelle
che hanno soffuso gli spasmi
mentre la luce fioca delle stelle
brillava negli occhi
nel graffiarci anche il corpo.
E indecisa se vestirti,
un alito di vento solleva la tenda
e ti vedo in quell'adolescenziale impero
che non finisce mai di scoprire
la sensualità di una donna...
e come acqua che scorre su dune d'argilla,
bevo la luce sopra il tuo corpo
dissetandomi appena,
preso da quella dannata voglia
di posare la bocca
sui tuoi bianchi seni.
Nella stanza, che era quella in cui dormiva di mia madre,
c'è una sedia, un vestito dismesso
e uno specchio dove intingeva la luna,
mentre io spiavo mio padre
in quella notte, che prima di fare all'amore
si riempiva gli occhi del sensuale momento
in cui lei, con sbuffi di cipria s'indorava il seno
e si poneva accanto.
E osservo le somiglianze
di come il remoto torna a fare il presente
e di come tu mi seduci in questo taglio
dove il desiderio ritorna...
e colgo il fiore
nella voglia intrigante
in cui il silenzio unisce e sigilla le bocche.
©
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L'autore
Andrea Iaia
Nasco a Taranto il 21/01/1955 e già da ragazzo cominciai a scrivere tutto quello che mi passava per la mente. Non avendo un diario personale, lo facevo su un quaderno di scuola. Un amico di famiglia mi fece innmorare della poesia, dopo che vinse un premio letterario sul papa, e quindi, mi aiutò alle prime nozioni di me
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