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Morte 27 maggio 2015 · lettura 2 min · 1291 letture

Alla Nera, ho rubato

Garbo 42 poesie pubblicate
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Non è l’autarchia del sole blindato che sparge sulla mia faccia il panico a chiazze mentre guardo, scrutando il cielo a pezzi mantenendo salde le palpebre al palato. A bruciare non è la sferzata ad Arte della voluttuosa malizia bensì la neutralità di una comune albugine, lo sguardo- riverso- velante ogni occhio di un’ultima notte, quando ne conobbi smorta, l’immortale Verso. Ha aperto le ali quel passerotto finendo il becco socchiuso, il capino fraterno. Il mio irriducibile Cane, nello sforzo imperfetto di sorreggersi il cuore la siringa puntata, un camice di dolore. La Dama sempre giungeva... ma mai troppo in fretta. Angelo caduto, seccato albero di cioccolata rancida, e ancora Lei (mia dolce matrice), in un urlo d’addio mi ha donato il suo fiato, prima che alla Signora. La Nera velata è un’unica e sola. Per tutti l’attimo sfugge dilata altrove la vita. Mi risulta fatale accettarne la polvere altera, il sonno dei loculi. L’ultimo respiro dei miei cari da rubare e il suo mistero. So che dovrà di nuovo passare.
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Angelo a Te... ai miei amici animali... alle piante... a Te Matrice.

L'autore
Garbo

"Sedetti. Per essere assolto dovevo difendermi. Ma cosa vuol dire defendersi? E' la storia degli uomini, dei Lupi, dei petali. Ogni tanto giacciono nel colore dell'abbandono"Cit "Ti somiglio, sempre di più, mentre passo dagli specchi ,tra gli specchi e l'esistenza è riflessa da quelle superfici. Ti somiglio.

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