Alla Nera, ho rubato

Non è l’autarchia del sole blindato
che sparge sulla mia faccia il panico a chiazze
mentre guardo, scrutando il cielo a pezzi
mantenendo salde le palpebre al palato.
A bruciare non è la sferzata ad Arte della voluttuosa malizia
bensì la neutralità di una comune albugine, lo sguardo- riverso-
velante ogni occhio di un’ultima notte, quando
ne conobbi smorta, l’immortale Verso.
Ha aperto le ali quel passerotto finendo
il becco socchiuso, il capino fraterno. Il mio irriducibile
Cane, nello sforzo imperfetto di sorreggersi il cuore
la siringa puntata, un camice di dolore.
La Dama sempre giungeva... ma mai troppo in fretta.
Angelo caduto, seccato albero di cioccolata rancida,
e ancora Lei (mia dolce matrice), in un urlo d’addio
mi ha donato il suo fiato, prima che alla Signora.
La Nera velata è un’unica e sola. Per tutti l’attimo
sfugge dilata altrove la vita. Mi risulta fatale accettarne la polvere
altera, il sonno dei loculi. L’ultimo respiro dei miei cari da rubare
e il suo mistero. So che dovrà di nuovo passare.
©
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L'autore
Garbo
"Sedetti. Per essere assolto dovevo difendermi. Ma cosa vuol dire defendersi? E' la storia degli uomini, dei Lupi, dei petali. Ogni tanto giacciono nel colore dell'abbandono"Cit "Ti somiglio, sempre di più, mentre passo dagli specchi ,tra gli specchi e l'esistenza è riflessa da quelle superfici. Ti somiglio.
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