Dammela, la Mano

dammi
quella mano, duro
artiglio al mio seno
che possa annusare
la mia frenesia placata
succhiare le unghie, piano
aspirare dita uncinanti
come fossero
ancora nelle labbra
dove
hai deposto l’ombra maschia
dammela
quella mano autoritaria
affinché ne possa leccare
sulle pieghe
la pelle arida
poi nutrirla di baci e saliva
premermela
contro
dove s’è sciolto il seme
fatti servire
adorare e
spremi nel piegarmi,
rendimi sempre
l’estasi ritmica
di una devota abnegazione
davanti alla Tua mano
si erge
lubrica la lingua
sulle ginocchia tremule
tiepida, appoggia
la forza della mia
riconoscente
sottomissione
©
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L'autore
Garbo
"Sedetti. Per essere assolto dovevo difendermi. Ma cosa vuol dire defendersi? E' la storia degli uomini, dei Lupi, dei petali. Ogni tanto giacciono nel colore dell'abbandono"Cit "Ti somiglio, sempre di più, mentre passo dagli specchi ,tra gli specchi e l'esistenza è riflessa da quelle superfici. Ti somiglio.
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