Nell’eco biancastro dei nostri palpiti, assopiti
Francesco Falconetti
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Le lettere elise si rincorrono tra funamboliche note di armoniche spente
ricordi le notti imbiancate dai nostri perché, all’alba ci sorrideva?
Io e te, derelitti stranieri di noi, così diversi, illuminati da due lune divise a metà,
mari (azzurri) di versi bagnavano i nostri tenui sospiri
e l’orizzonte, ignaro, traguardava lidi di mondi a noi sconosciuti.
Ora tutto è diverso ed i nostri diacronici respiri recriminano
i sinnallagmi dei nostri inutili echi rincorsi,
io e te, non ci siamo detti (ancora) nulla dei riverberanti silenzi che ci cullavano,
fiati di parole che dissimulano e si disperdono nell’eco biancastro dei nostri palpiti, assopiti.
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L'autore
Francesco Falconetti
A volte, così docile, mi lascio cullare. Questo mutevole vento (che talvolta ritorna), mi trasporta, così lontano.
Commenti (2)
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Rosita Bottigliero12 giugno 2015
un sentore di vita e amore ... senza mai cancellare il filo... molto apprezzata
nemesiel21 giugno 2015
Inevitabilmente qualcosa si perde... le albe e le parole mutano... si diradano Cosa divora ciò che sembrava unico? Forse noi stessi e non il tempo... forse il marchio di essere creature sempre alla ricerca, inquiete e insofferenti sognatori... forse... o forse dovremmo accettare quello che è semplicemente insito nell'esistere ...mondi diversi, isole distanti con l'illusione di essere un mondo con la medesima luna Intensa, emozionante, condivisa


