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Riflessioni 14 giugno 2015 · lettura 2 min · 1385 letture

A quelli che spalancano le parole a labbra strette

Anna62 196 poesie pubblicate
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A quelli a cui sono caduti gli occhi e li rialzano appena ad un "reading poetico" non rimane che spalancare le parole, srotolarle sul tavolo di un aperitvo, sempre poetico, per carità! E non sia mai che scappi un rutto, tra un lemma e l'altro, in tanta compostezza che divora polpa snocciolando ossi di verità. A quelli, che siccome piove, porgono la parola che faccia vibrare la goccia, che non sia mai la goccia di piscio che si asciuga nelle mutande di uno, che sulla strada, ha piovuto urina nell'angolo lercio del degrado urbano. Come si dice piscio in inglese, piss? Chè, se tanto mi dà tanto, prima o poi si farà un bel "piss poetico". Occhi appena fino al bordo di una pagina a decantare a labbra socchiuse, non si sa mai spunti il canino ingiallito. Bocche a sorseggiare il mondo come cocktail di atrocità non scritte, a bilanciare aromi e sapori sul palato molle della poesia. E dentro, un rutto imploso di verità. " I bicchieri eran vuoti, la bottiglia spaccata, il letto spalancato e la porta sbarrata". Il luogo della poesia non è un luogo, ma un fetore, un profumo ancora da nominare, mentre restiamo nudi fra le cose e ce ne lasciamo abbracciare.
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Considero che, per una sofisticata ed elegante inettudine di chi usa la parola che, per quanto "spalancata", non sia in grado di rompere gli schemi, di essere visionaria e al tempo stesso dentro le cose degli uomini, anche le più infime. Dico che la parola è stata addomesticata e asservita ai canonini del moderno ingabbio e che si sta uccidendo la lingua italiana, per l'abuso di termini anglosassoni, vedi "reading" piuttosto che lettura. Non amo la compostezza "poetica" come ho cercato di far capire attraverso questa mia, la poesia è istante vivo e per questo ha da essere "scomposta"

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Anna62
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