Dimora degli Dei
E’ quasi il meriggio e gli scogli
sono percossi e dirupati dal sole
infuocato e ruggente
che per i seminudi bagnanti
trasforma il suo abbraccio in un morso
arroventato. Ragazzini abbronzati
corrono urlando la loro inconscia gioia di vita.
Come manciate di stelle lanciate
a mano ricolma da un dio impaziente
nelle strade del cielo, così manate
di breccia già scoglio scagliano
i giovani con scroscio di mitraglia
nell'onda del mare che tonfa
con cupo rimbombo su scogli ancestrali
levando per l’aria una pioggia di gemme
minute e smaglianti qual serto dei re
che qui forse portavano il peso dello scettro.
Pian piano il meriggio ha placato i suoi raggi
ed il dì cede al crepuscolo pensoso;
sopraggiunge notte; restano solo le stelle
accese sul golfo lontano là dove gli Dei
elessero un tempo la loro fatata dimora.
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
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rosanna gazzaniga13 settembre 2015
L'affascinante frantumarsi del mare in mille gemme, l'anelito verso il cielo dimora degli dei... versi bellissimi e affascinanti!
