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Riflessioni 21 luglio 2015 · lettura 1 min · 2287 letture

Cadere in mezzo a spezzate emozioni

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Entravi nelle parole cercate, inseguite e rubate. Vivevi gli appassionati sorrisi, sguardi eloquenti. Imitavi gesti a lungo studiati facendoli tuoi. Erano abiti d'altri quelli che indossavi comprati in pezzi distinti, radici di realtà estratte da terre invidiate mai arate dal forte eppur dolce aroma diffuso. Fissavi davanti allo specchio l'immagine sbiadita, vedevi astratti contorni dagli opachi riflessi, impreciso ritratto ripudiato da un pittore indeciso e abbandonato in un angolo nascosto nel buio. Era la vita la cima sognata, ma ardua risultò la salita nel terrore di cadere in mezzo a spezzate emozioni, non c'erano appigli e qualsivoglia esperienza perso nella disperazione di copiate tragedie. Amavi la folla da te eletta a fissa dimora in mezzo all'impersonalità di vaghe figure, correnti alternate, onde di un mare impazzito, ammassi di menti annebbiate dal moto costante. Eri pioggia, forse sole, luce o nebbia, nuvole e fumo, eri ciò che pensavi fosse "esistere" per riempire quelle tasche vuote d'amore.
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"La società è organizzata non tanto dalla legge quanto dalla tendenza all'imitazione". (CG. Jung) Immagine: "Uomo allo specchio" di Ceretti

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Commenti (15)

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Paola Riccio21 luglio 2015

Condivido quanto detto dal poeta con linguaggio diretto, efficace e schietto. Viviamo d'imitazione negando noi stessi, pochi sanno essere sinceri ma quanto dolore. Poesia bellissima, tra le più belle del sito. Complimenti.

Patrizia Cosenza21 luglio 2015

Bellissima davvero e complimenti ... abbiamo tanto amore da dare ma sempre le tasche vuote per noi ... abbiamo tanti colori da esibire ma non alle persone giuste abbiamo tante parole da dire ma mai a chi ci interessa veramente ... e tutto si pezza ... tutto rottola cade e si rompe ... bellisismo lavoro complimenti nuovamente

zani carlo21 luglio 2015

Forse è verità il fatto che si vive anche imitando il prossimo... e la società diviene il riflesso spaccato di tutti ma... ogni singolarità compone il puzzle che ha vita propria e propria ragione d'esistere... Poesia molto articolata e ben scritta nella quale l'Autore pone riflessioni profonde e non certo banali.

Anna Di Principe21 luglio 2015

L'emulazione nella realtà attuale è esasperata ed è un fenomeno globale... in effetti ci si convince di essere qualcuno che non si è pur di raggiungere le vette sognate ed il successo. Si ha tutto, ma non l'amore vero e profondo, al fine di vivere con un sentimento nato naturalmente senza false costruzioni. Con grande cura il Poeta sceglie il giusto lessico e lo incastona per plasmare versi sinuosi ed accattivanti... lirica di grande spessore con una significante tensione poetica che dà al poetare vigore ed energia. Il mio elogio a questo testo che ho molto apprezzato.

Daniela Zarriello21 luglio 2015

Completa sia per fluidità e bellezza dei versi nell'esporre l'argomento trattato, sia per la valenza sociale dello stesso. La riflessione del poeta è centrata nel cogliere un aspetto importante della società moderna che dà più valore all'apparenza esteriore e al sentire comune, mortificando la personalità e le differenze individuali. Non è permesso più essere sè stessi, bisogna adeguarsi, imitare, copiare e mortificare le proprie diversità da quelle fisiche a quelle spirituali. Così tutto va in frantumi e, come uno specchio rotto rimanda immagini falsate, anche le emozioni e l'amore diventano una vanità e si vive di vuoto, non si ama e non si é amati veramente. Paolo si dimostra nuovamente un ottimo autore che non delude i suoi lettori.

Grazia Denaro21 luglio 2015

Un mondo senza vere emozioni, un imitare in tutto e per tutto gli altri. Il non avere sentimenti propri, emozioni vere da elargire con cuore puro. Un vivere dimesso privo di luce propria. Cercare di guardarsi in uno specchio e non vedere la propria figura integra, ma deformata dall'ombra di altri che si cerca d'imitare. Tutto ciò in questi speciali versi che rispecchiano la società di oggi e che ci presenta l'autore. Una ricerca del vero io che in molti manca oggi. Una lirica corposa, con versi ben strutturati e che una vera e propria analisi della nostra società. Apprezzata!

Sara Acireale21 luglio 2015

Come asserisce Jung, la nostra società è organizzata dalla tendenza all'imitazione. È vero e lo possiamo notare sempre: se c'è qualcuno che lancia una moda, tutti copiano quel modo di vestire, di pettinarsi, a volte anche i gesti. Se una frase è ad effetto, tutti a scopiazzare quella frase, quel pensiero. Una persona fuori dal coro che non copia le mode, che pensa con la sua testa vive male in questa società perché la massa la eviterà: sarà considerata "particolare", "originale". Dobbiamo finirla di avere "le idee degli altri", " i sentimenti altrui" e "le emozioni che non ci appartengono". Come stelle dobbiamo brillare di luce propria e poi... non va bene sembrare usciti tutti da uno stesso stampino...

piera tola21 luglio 2015

Mi soffermo sulla lettura di questi versi, più che per il significato di valore, per l'incantevole musicalità...mi sembrava di essere la cornice di quel quadro e sentirne tutto l'effetto che hai voluto produrne... l'espressione vivida di emozioni spezzate... con tutte le difficoltà e gli ostacoli per superarli... nell'essere unicamente se stessi.

Azar Rudif21 luglio 2015

Sorvolo sul "motto" superficiale e quasi da opinionista di un CGJ, ma d'altronde quest'è direbbe Totò. In realtà questi versi non li sento diretti a qualcosa legata alla nota, bensì a qualcosa o qualcuno le cui aspirazioni restano sospese per dare maggior spazio alla vita che lo circonda o, meglio, lo assedia. E' la sensazione di qualcuno che rimane prigioniero del vivere e tutte le sue aspirazioni, cioè l'immagine che avrebbe voluto avere, finisce in frantumi per confondersi nella folla e farsi trascinare senza che nessuno veda la sua vergogna o la sua ricerca di qualcosa che non riesce ad avere, come l'amore. Versi e contenuto, come sempre, encomiabili e scritti con un certo trasporto e partecipazione

Antonella Garzonio22 luglio 2015

Indossare i panni degli altri, seppur "alla moda" comporta fatica, imitare gli altri, assimilare comportamenti che non sono nostri in una globalizzazione delle emozioni e del sentire che vuole dare un senso ad esistenze vuote. Rubare parole al nulla forse per riempire giorni di solitudini oscure. Faccio mie le tue riflessioni di questo splendido testo, complimenti.

Rosita Bottigliero22 luglio 2015

Le emozioni sono l'anima che unisce la mente ai pensieri. .e questi bellissimi versi riescono a calibrare e rendere profondo il concetto. Complimenti. Bellissima poesia

Massimiliano Moresco22 luglio 2015

Purtroppo l'uomo non è ancora riuscito a maturare la convinzione di essere qualcosa per cui vale la pena approfondire. E' rimasto sulla soglia dell'uomo maturo, senza aver la forza e il coraggio di superare i suoi limiti. Quei limiti che lo condurrebbero verso la limpidezza della sua particolarità. Come diceva Nietzsche, l'uomo deve tornare fanciullo per superare lo stato di uomo normale e diventare "superuomo". Poesia d'impatto, buona musicalità, piaciuta.

Rosetta Sacchi22 luglio 2015

Vivere imitando gli altri, copiandone i pensieri, i gesti, le azioni, indossare i vestiti degli altri vuol dire non avere una propria identità,fino al punto di guardarsi allo specchio e vedere solo un’immagine sbiadita, non avere sentimenti ed emozioni proprie. Vivere seguendo la moda in tutto e per tutto, non da protagonisti, in maniera omogenea e meccanica. Per affermare la nostra individualità predichiamo il vivere al di fuori delle regole e poi sottostiamo alle tendenze della moda? Perché la moda fa lo stesso, impone le sue regole. Bravo Paolo in questa lirica, interessante per il contenuto, profonda per l’analisi del pensiero, bella per la fluidità e l’eleganza dei versi che arrivano al lettore con tutta la loro incisività e potenza

Eolo23 luglio 2015

Imitare il prossimo è accomodarsi sul carro del vincitore secondo le mode e le opinioni dominanti. Far tacere le proprie convinzioni colorandole del sentire altrui. Una scelta di vita di convenienza o forse denota solo poco carattere. Un pensiero pregevole e condiviso, complimenti.

Daniela Dessì24 luglio 2015

Imitando gli altri non facciamo che sopprimere la nostra individualità, lasciando che muoiano i sentimenti e non dando espressione al nostro modo di essere nella diversità che ci distingue.