Della coscienza
Nell'agire mio concreto
eppure d'inconsistenza vedevo l'anima macchiata,
mal giudicai atti che pur grandi m'apparivano
nel dimenticar il suono della tua voce
magnifica melodia d'arpe celtiche e violini
ti nascosi dentro tombe chimere del passato,
ma sei risorta splendida Fenice
dai fuochi inquieti figli dell'agire ingenuo
mille specchi hanno riflesso la bellezza dei tuoi veli
abili tentacoli per me, reo di rimorsi e disillusioni
la vita mia visionaria da te alimentata
con linfa di purezza maestra d'azione e di pensieri.
Ora vivo nell'abbraccio tuo devoto
sembro risplendere del sorriso più benevolo
so che non abbandonerai questo figlio già discepolo
io ch'ero sabbia in balia di tempeste dentro aridi deserti.
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L'autore
Pagu
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Racchiude significati molto profondi, bentornato (Antoinette)
bella e molto gradita, con elogi (Stefana Pieretti)
Bentornato Paolo... è bellissima. (Sara Acireale)
Non capisco perché non mi era arrivata la notifica (Sara Acireale)
Commenti (1)
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Sara Acireale5 marzo 2020
Una riflessione profonda che si avvale di un pizzico di spiritualità è ciò che leggo in questi versi del Poeta. L’autore scrive di "atti mal giudicati" che forse così enormi non erano ma che hanno inciso fortemente sulla coscienza facendo dimentare il "suono della sua voce". Quante vote dimentichiamo la voce della coscienza ma in un cuore ben disposto risorge come la fenice dalle sue ceneri. Avere la coscienza a posto, riuscire ancora a sentire la sua voce ha un prezzo che dobbiamo essere disposti a pagare se vogliamo un mondo migliore.

