L'ultimo barlume

Dove va la storia dell'uomo
mentre arraffa e trafigge ingordo,
ogni specchio di visione verde
imprigionato da colate di cemento.
Tu moderno Attila saccheggi
e radi al suolo il vero tesoro,
preso nell'agonia del fare
perdi lucidità e amore.
Lo senti il pianto di campagna
tenue voce supplica che inonda,
non esser sempre sordo al richiamo
già troppo male nella golena appare.
Affoga la coscienza nel bla ... bla
retorica di consumo vile,
la vera vita è missione nobile
che dà slancio e ossigeno al futuro.
In oltre dieci lustri ti ho visto
spopolare la collina fresca al sole
e invadere le basse terre
spina dorsale saturata e oltraggiata.
Non t'è bastato tanto usurpare ...
anche alla golena incurante
hai attaccato la croce,
or pacioso l'Arno strizza l'occhio,
ma quando si è gonfiato fino all'orlo
non ti ha mai fatto lo sconto.
Pondera uomo e pondera bene
partono male le nozze senza amore,
la campagna è vita e unico polmone
che dà all'aria quell'ossigeno di pace,
non gli togliere quell'ultimo barlume
sii solidale o lei sofferente ti farà pentire.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Giacomo Scimonelli26 luglio 2015
ennesima denuncia contro l'uomo vile che pensa solo all'arricchimento e allo sviluppo scellerato senza aver rispetto per la natura... sì,la campagna, la natura tutta sono in grado di far pentire e quando decidono di devastare ciò che l'uomo ha violentemente costruito non c'è via di scampo... speriamo che si riesca ad uscire da questa continua situazione di distruzione del verde, ma la vedo veramente male... ottimi versi che come sempre fanno riflettere
