Ancor ti voglio
Di fuoco acceso e rossi capelli,
scàlpita la schiena a leggìo
prona e a stento tengo l’ambrosia.
Colpi vibrati tra possenti anche,
scivolano muscoli tesi tra gemiti
d’un perpetuo capriccio di lingue.
Asciugar di labbra piaceri e sapori,
a tepor di viscere tra sguardi e voglie
a reclamar la coppa a sfacciati seni.
A rigirar di corpi e osando ancora,
mi trovo fra templi di gambe
m’affaccio a fessure ove ostento cuore.
Lascivi e sfiniti, finiti ma pronti,
d’un sazio mai arrivato mi nutro
goloso e beffardo di soffici cosce.
Oltre il divino poco dopo il dolore,
lascio, a chiusa d’occhi, l’atto sublime
a leale sprone d’un attimo e ancora.
©
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