La zolla avvelenata

Profumo di campagna che nell'aria sale
odori salubri sempre più dimenticati,
nella routine del nuovo che avanza
grandi file a discount e grandi magazzini.
Sempre più invasiva l'egemonia della fabbrica
a insidiar oasi e polmoni verdi abbandonati
dall'incuria di una società che non mira al domani;
solo PIL e grandi numeri a essiccar speranze.
Semplice vita campestre sei un ricordo lontano
dove quel poco satollava e lasciava sapore,
oggi si ingurgita di tutto ... zavorra immane ...
del sapore genuino non c'è il più pallido odore.
Tutto elaborato nella nuova arte culinaria
dove la materia prima è sostanza senz'anima,
non si trova più quel vero tocco d'amore
quando fra gli arbusti era tutta una comunione.
Oggi il vomere macina ettari di terreno
la macchina dirompente domina e sconquassa,
il vecchio aratro un simpatico ricordo preistorico
solleticava appena una terra rigogliosa e generosa.
Non si può tornare alla primordiale storia
sono i crudi numeri che condannano un epoca remota,
ma l'uomo non deve abusare del suo sconfinato amore
troppi veleni lasciati come fertilizzanti sulle fette rigirate.
Oggi lei è secca, arida, schiantata, avvilita,
spolpata, spremuta, imprigionata e abbandonata:
dov'è quell'amore universale a lasciar traccia
solo abusi nella giostra del tutto in balia della fretta.
Lei rimane lì baluardo universale a difesa
sempre più secca e arida e quell'ultima lacrima
non esprime tenerezza e gioia per la vita:
è una lacrima di dolore nella zolla avvelenata.
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