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Fantasia 30 agosto 2015 · lettura 1 min · 2328 letture

Ho perso

Pagu 229 poesie pubblicate
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Razionalità del pensiero raccolto di forestiero non ha anima suadente, giro intorno con astratta convinzione fondata incompletezza della privata sfera. Ho perso... la magia dell'alto percorso stellare, la sua brillantezza simbolica e invadente, passato di figure fulgide smarrite in vie terrene, speranze e ali inghiottite da vortici di sofferenza. In un abisso infinito non trovo la tua vita, grigio e nero danzano vittoriosi e appagati, così ferito da ignorare il fascino vitale e necessario per continuare il viaggio. Non so dimenticare la favola antica, l'intimo mistero scritto in tracce di desiderio che hai lasciato sul mio corpo orbo, la voglia perplessa timidamente nascosta di un abbraccio che apriva porte inaudite. Ho perso te... per una maledizione che morte si chiama, bacia i visi con labbra macchiate per lasciare segni che sudano sangue; raccolgo la forza dispersa e l'anima raminga, disegno i tuoi contorni in essi mi abbandono sperando nell'incontro in cerchi di luce resuscitati.
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Dammi ancora un sorriso, uno sguardo, una carezza. Oh vita... chiedili alla morte.

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Commenti (7)

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Grazia Denaro30 agosto 2015

Nella dipartita della vita, tutti ci auguriamo che nel tragitto che siamo costretti a fare, d'incontrare cerchi di luce che c'indichino la strada da seguire. Nella speranza di non dover sbagliare trovandoci al buio e non veder la via da seguire. Una bella riflessione sulla vita morte, che purtroppo tutti siamo obbligati ad affrontare.

Sara Acireale31 agosto 2015

Quando arriva la nera signora lascia desolazione al suo passaggio seminando lacrime e lasciando il vuoto attorno. È una riflessione che condivido con il Poeta, sperando che cerchi luminosi di luce accolgano l'anima che si avvia per intraprendere l'ultimo viaggio. Non si sa cosa succede dall'altra parte, si spera soltanto...

Rosetta Sacchi1 settembre 2015

“Ho perso te…/ per una maledizione che morte si chiama” In questi versi c’è tutto il senso e il valore della vita, con la sua semplicità, le sue sfaccettature, la magia e l’incanto. Una poesia che parla di morte, ma mentre lo fa, rafforza il fascino della vita stessa, come fosse una favola.

Antonella Garzonio6 settembre 2015

Penso che la presenza della morte ci accompagni in diverse fasi della nostra vita, attenta osservatrice, invadente, prende senza nulla dare, affetti, sogni, giorni di frenesia consapevole che non lasci tempo di riflettere. Una grande opera con una chiusa che apre alla speranza.

Fabio Galletti Cacciari6 settembre 2015

Hai vinto, e vincerai ancora con il cuore in mano che porti sempre anche di fronte alla madre sconosciuta, Opera che si addentra nell'animo umano accarezzando di poesia intelligente, splendida lettura

Cristiano De Marchi6 settembre 2015

Sono i cerchi di luce che risplendono in questa splendida poesia, eterna, eterea, di grande completezza poetica. Sono i cerchi di luce che rendono viva un'espressione nuova, fantastica, ricca di emozioni. Nell'istante del raccoglimento e della privata sfera del nostro più totale intimo, il "perdere" diventa consapevolezza dell'essere. Una favola antica la si racconta e la si tramanda... Un bellissimo lavoro di un autentico nuovo poeta.

Galante Arcangelo2 febbraio 2018

Vedere oggettivamente se stessi, talvolta, equivale a vedere un altro. Ci si perde, ci si ritrova in continuazione. Qui l’esperienza è descritta fantasiosamente con brevi e incisive parole, quasi lapidarie, ove plana, il mistero, di quella riflessiva introspezione, mentre l’atmosfera prodotta dalla descrittiva visione dei cerchi di luce, ha qualcosa di metafisico. Un testo estremamente particolare, nel viaggio surreale del poeta!