Ti piango così
Gesuino Curreli
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Ti piango così
Stasera lascio al “fado” il miserere
perché dissolva il grumo che c’ho in gola,
la penna arranca, brucia la parola
sul foglio bianco che non sa tacere.
E’ un giorno che non so come finire
davanti al corpo inane sulla spiaggia,
l’umore si fa pietra, tace e viaggia
in uno strazio duro da capire.
Vorrei dire, chissà, cose cocenti
che sappiano tradurre ciò che sento,
l’immensità del vuoto, lo sgomento,
il velo di tristezza degli eventi.
Creatura, figlio povero del nulla
che ti portavi addosso, non sei giunto
al lido di speranza dalla culla
lasciata per un viaggio che ti ha vinto.
Ma tu non sei colpevole di niente,
porti il candore che dà luce al giorno,
perdona me con quelli che c’hai intorno,
chi ancora, infame e duro, non ti sente.
Dirai per me, ti imploro, una preghiera,
il pianto che qui scrivo è insufficiente,
aiutami perché tu, da innocente,
avrai accesso ai lumi della sera.
E in quella sera vorrò averti accanto
per dirti fra le braccia: “buonanotte”.
Caduta la speranza, sento rotte
in gola le parole: ecco il mio pianto!
©
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L'autore
Gesuino Curreli
Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....
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