Il peso di non esser solo
Snaturato da me, vivo.
Vedo un riflesso torbido
nel lago verticale
che mi fa da specchio.
Le parole mi tracimano le dita
e i numeri le orecchie
insanguinate di sparole
vili e altre al mio parlare.
Vedo gli occhi onirici incupirsi
i cieli scurirsi
nelle mie volte celesti
limitrofe alle ciglia.
Non ho spazio
per i molti me
che si competono
che mi pretendono
in questo vivere sociale
e solo sono
senza me stesso.
Colei
mi piega l’anima
e gli altri la flettono
come nel temprarvi una spada
che cede sotto il peso
di una mazza
poco gentile.
Non ricevo carezze dai loro occhi
ma solo questi baci ispidi di madri
sbrigative nel rivolgersi ai miei sospiri,
dilaniato
come un tappo
di spumante decapitato
nel vivo sentimento
rimango ignorato.
Datemi i silenzi che ho bramato
e un grappolo di povere parole
perché Dioniso banchetti nuovamente
nel mio petto
e gli occhi s’aprano al nuovo cielo
dei giorni miei veri e solitari.
Non chiedo più
gli abbracci caldi di questi inferi
ma solo l’estinguersi
di quel calore
che in polvere rilascia
nel mio collo
le parole.
©
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