Ancora sogni
Tu, ancora tu, tu sempre susciti
in me quel lungo ed inane amore
che per se stesso s’è crescendo gli anni
cresciuto, il vitale nutrimento
trovando nel mio spirito indifeso;
tu mi parli nel sonno ove dolenti
e stranamente veri e crudelmente
brevi sono i momenti in cui accanto
ti sto e tutto in me parla d’amore,
da te sovente riprovato. E in veglia
sembra che inconsciamente tu mi scansi
quasi avessi timore oppure come
la mia persona alcuna circostanza
evocasse in te ben dolorosa,
seguitando così senza sapere
il percorso fatato di quei sogni
dove giovane e bella e radiosa
ti segue un me consunto dall’attesa.
Anche nei sogni, quando più speranza
si dovrebbe nutrire, il tuo rifiuto
sempre affettuoso e caro, gentilissima,
è per me tormentoso e ognora parla
il desiderio in me di finire del tutto.
Stanotte, amore mio, ti ho ripetuto
che senza te non ha senso la vita
e che quindi di lei con le mie mani
mi priverò. Ma come avrei potuto
quando i tuoi occhi sono apparsi pieni
di rilucenti lacrime? Ho promesso
di non pensarti troppo sovente e
questa ò una menzogna. Sono ben desto
e ti penso e ti vedo e spero, tanto
mi resta, d’incontrarti in sogno
anche stasera. E se quel sonno eterno
che tutti prenderà recherà seco
l’eterno sogno che di te mi parla
sarò felice.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
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